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Donne che corrono coi lupi, uno sprazzo di luce sullo scaffale dei libri da conservare.

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  Ci sono libri che, dopo averli letti, rimpiangi i soldi spesi per acquistarli e ti chiedi perché non li hai impiegati per farti una pizza. Quelli che sì, sono scritti bene ma ti rimangono meno in testa che un moscerino sul parabrezza in una giornata di pioggia.  E poi ci sono quelli che ti conservi sullo scaffale dei libri da non dimenticare, da riprendere in mano ciclicamente, magari una o due volte l'anno, per rileggerli quando ti senti sola, quando non capisci qualcosa di te o del mondo e hai bisogno di rimettere le cose in prospettiva, di tornare in contatto con il tuo io più profondo e di ricordare a te stessa cosa sei, che strada hai fatto per arrivare fin qui - dovunque ti trovi - e, soprattutto, qual è la direzione che vuoi percorrere. Per me Donne che corrono coi lupi, di Clarissa Pinkola Estés, è uno di quei libri, anche se, assolutamente, non uno dei più facili e scorrevoli che abbia letto.  Non credo che l'aggettivo scorrevole sia mai stato usato nella stess...