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Un'ottima famiglia, di Stefania Andreoli - una recensione

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   Il libro mi è piaciuto, scrittura scorrevole, piuttosto coinvolgente e, cosa che sicuramente ha aiutato, non pesante, seebbene l'intento didascalico sia qua e là emerso con maggiore evidenza, essendo se non erro l'autrice una psichiatra. Ma, in ogni caso, apprezzo il fatto di riuscire a imparare nozioni o concetti di psicologia che l'autrice mi "somministri", per così dire, tra le righe di una storia agevole da leggere e accessibile. Ciò detto, ho trovato che la scrittura in prima persona cozzi, narativamente, con la discovery, che avviene nell'ultima parte del romanzo, di quanto è accaduto e delle reali responsabilità nel ferimento del bambino. Come può la protagonista - voce narrante ipotizzare, all'inizio del romanzo, di credere a ipotesi completamente difformi da quella che lei (diversamente dal lettore) sa, quasi fin dall'inizio, essere la verità? La trovo una contraddizione logica che nasce da una scelta stilistica - la prima persona - che se ...