Cime tempestose: il romanzo. Una rilettura da adulta alla luce di una maggiore consapevolezza - Wuthering Heights novel: a honest review
Lessi Cime Tempestose in adolescenza e non lo avevo amato, l’ho riletto da adulta e ha nuovamente
suscitato in me una profonda irritazione.
La scrittura è ovviamente superba, tanto che mi chiedo come una giovane come Emily Bronte abbia
avuto la maturità di concepirlo e di scriverlo a soli 27 anni.
La consapevolezza delle tematiche umane e sentimentali è infatti secondo me anomala per una donna di quell'età, tanto più se ha condotto, come Emily, una vita ritirata e con scarsi rapporti sociali al di là della sua cerchia. Tuttavia questa consapevolezza va di pari passo con la disfunzionalità dei rapporti che ritrae, e se da un lato l’autrice è capace di narrare senza sconti il dispiegarsi di quei nodi relazionali e comportamentali i cui maggiormente si dispiega il malfunzionamento e il disadattamento di affetti non governati dalla consapevolezza di sè, dei propri sentimenti e dell’impatto che essi possono avere sugli altri, dall’altro rimane incapace, forse volutamente, di offrire una seppur minima prospettiva di redenzione e di recupero per i protagonisti del libro coinvolti da queste dinamiche.
Per loro non c’è possibilità di miglioramento, semmai solo per i loro figli, una volta che i genitori siano naufragati irrimediabilmente nel loro dolore.
D’altronde anche le moderne neuroscienze ci dicono che da certe ferite d’infanzia non si guarisce mai, figurarsi se poi non ci si prova nemmeno.
Un altro elemento che mi ha reso davvero difficile continuare la lettura è stata la mancanza totale, in ogni personaggio, di un seppur minimo aspetto di empatia nei confronti degli altri, che è stato l’elemento che da solo ha poi reso possibile ad ognuno di ferire gli altri così profondamente, inconsapevolmente o, peggio ancora, consapevolmente ma senza alcun rimorso o scrupolo al riguardo.
Lo spettacolo di come quei bambini, Catherine e Heathcliff, venivano cresciuti mi è stato a tratti insopportabile, anche se è stato l’unico elemento che ha reso comprensibile e umanamente più vicina la loro indifferenza ai sentimenti altrui. Essi non hanno infatti mai conosciuto altro se non abbandono e trascuratezza, quindi nient’altro se non questo potevano dare agli altri. Anzi, l’amore tra i due secondo me non ha tanto una connotazione sentimentale, quanto di profonda condivisione di uno stesso destino di vita, la vicinanza che deriva dall’aver vissuto nell’infanzia lo stesso destino di abbandono e indifferenza da parte del mondo adulto.
Questa è la vera tragedia del libro, insieme con la solitudine che non può che esserne il corollario, e non l’amore tra Heathcliff e Catherine visto in modo romantico.
La tragedia del bambino trascurato, maltrattato, non visto, non compreso e non amato. Che non può non portare se non ad un adulto inconsapevole, violento e aggressivo, soprattutto nei confronti degli altri bambini che pur possano essergli affidati, che diventano la proiezione di quel bambino che il protagonista - Heathcliff stesso - è stato. Quando Heathcliff maltratta Hareton, maltratta infatti il se stesso bambino che vede rispecchiarsi nel piccolo che, per strana sorte, cresce affidato alle sue cure, e compie una volta ancora una volta lo scempio della sua infanzia che è stato perpetrato nei suoi confronti.
Insomma, essendo io una lettrice che si immedesima nella trama del libro, per me leggerlo è stata una sofferenza. La narrazione di una serie di rapporti disfunzionali, senza rimedio, e il perpetuarsi del dolore da una generazione all’altra reso possibile dalla inconsapevolezza, dalla trascuratezza e dall’ignoranza.
Ma tant'è. Una grande prova di scrittura.
I read Wuthering Heights as a teenager and didn't love it. I read it again as an adult, and it once again aroused a deep irritation in me. The writing style is obviously superb, so much that I wonder how a young woman like Emily Bronte had the maturity to conceive and write it only being 27 years old. In my opinion, awareness of human and sentimental issues is anomalous for a woman of that age, especially if, like Emily, she led a withdrawn life with little social interaction beyond her circle. However, this awareness goes hand in hand with the dysfunctionality of the relationships she portrays, and while on the one hand the author is capable of narrating without discount the unfolding of those relational and behavioral nodes whose malfunction and maladjustment of affections not governed by the awareness of oneself, of one's own feelings and of the impact they can have on others, on the other hand the she chooses not to offer, perhaps deliberately, even a minimal prospect of redemption and recovery for the characters involved in these dynamics. For them, there is no possibility of improvement, if anything only for their children, once the parents have been hopelessly shipwrecked in their grief. Besides, even modern neuroscience tells us that certain childhood wounds never heal, let alone even try. Another element that made it really difficult for me to continue reading was the complete lack, in each character, of even the slightest aspect of empathy towards others, which was the element that alone then made it possible for each to hurt others so deeply, unknowingly or, even worse, consciously but without any remorse or scruples about it.

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